SCRITTI DI NUMEROLOGIA




30/09/2019

Dante Alighieri ed i numeri ricorrenti.


Diversi sono i Numeri utilizzati da Dante nella Divina Commedia sia sotto forma strutturale che simbolica dell’opera. L’opera è composta in “3” parti chiamate cantiche – Inferno, Purgatorio e Paradiso – e ogni cantica contiene 33 canti, tranne l’Inferno che ha in più il canto “1” che fa da introduzione all’intera opera. Si può notare una preferenza per i numeri dispari: 1, 3, 7, 9. L’inferno è costituito da 9 gironi suddivisi in tre categorie di dannati: incontinenti, violenti, traditori. Il purgatorio ha sette gironi-cornici come i 7 vizi capitali, dei penitenti, ai quali Dante li collega; più l’antipurgatorio all’inizio e il paradiso terrestre al termine. Il paradiso ha 9 cieli dove risiedono i beati. Sette cieli sono collegati agli astri celesti del sistema solare, più due cieli costituiti dalla sfera delle stelle fisse e del primo mobile. Questa è la prima sfera e la più esterna fra tutte le sfere celesti che girano intorno alla Terra, secondo il sistema geocentrico di Aristotele e Tolomeo, e mette in movimento le stelle e i pianeti. Al culmine dei 9 cieli c’è l’Empireo, il cielo più alto o decimo cielo, a cui Dante e Beatrice giungono nel 30° canto del Paradiso. Al centro dell’Empireo si arriva alla presenza luminosa di Dio, circondato dai beati seduti come a formare una “candida rosa” e, da nove cerchi di angeli disposti per gerarchie. Secondo il significato mistico cristiano la rosa rossa è il simbolo dell’amore che vince la morte grazie al sacrificio di Gesù, rappresenta la coppa che raccolse il suo sangue. La “rosa” di Dante indica il candore delle anime del paradiso che emanano pura luce.

Dante non segue un ordine numerico a caso, ma ben consapevole del significato delle corrispondenze dei Numeri secondo la filosofia antica di Pitagora e Plotino. Sapeva infatti che il numero dispari è dinamico e di movimento, quindi fondamentale per il viaggiatore di questo o dell’altro mondo. A cominciare dal numero 1 che simboleggia l’unità divina, sorgente e inizio di tutte le cose. Ma è anche il numero dell’io individuale che deve fare da solo il cammino per evolvere e perfezionare l’anima fino ad arrivare al decimo cielo. Per Pitagora il 10 era il Numero Perfetto simbolo di Dio nell’1 o punto d’inizio e dell’universo nel cerchio. L’uno indica l’intelletto e lo zero rappresenta la moltitudine. Nel 10 la luce dell’idea si espande agli altri. Questo era considerato dai pitagorici il numero della creazione completa. Ad ognuno dei 10 punti o numeri della tetraktis, il famoso triangolo equilatero realizzato da Pitagora, corrispondono significati per la conoscenza del mondo terrestre e divino. Il 10 rappresenta il ritorno dell’Uomo = 9 a Dio = 1 dopo aver fatto però tale percorso di consapevolezza.
Il significato del 10 viene esaltato da Dante dai 100 - numero di 10 al quadrato - canti che costituiscono la totalità della Divina Commedia. Se nel 10 l’Unità si espande alla molteplicità, nel 100 si estende verso l’infinito.

Fra i numeri ricorrenti nella Divina Commedia uno in particolare, il “515” presente nel canto XXXIII del purgatorio è stato motivo d’interesse per la sua interpretazione. Dal punto di vista numerologico, per scoprire la sua essenza spirituale, lo dobbiamo sommare: 5+1+5 e arriviamo al numero spirituale per eccellenza o il numero maestro “11”. Il doppio 1 indica il collegamento fra la l’Uno divino e l’essere umano fatto a sua immagine e somiglianza e come tale partecipa ai doni celesti. Il numero 11 rappresenta una forte energia psichica che permette all’individuo contraddistinto da questo numero, grazie alla fede e ai messaggi interiori che giungono dall’Alto, di trovare la direzione giusta per uscire da situazioni difficili. L’energia del numero 11 o del doppio “1”, quindi del doppio Capo, dona grandi capacità mentali, pensieri e azioni veloci per trovare risoluzioni vincenti. Il numero 1, infatti, che agisce sul piano mentale è ancora più forte nel numero 11. Questo è il numero delle rivelazioni, 11 furono i discepoli inviati da Gesù a trasmettere il suo messaggio. E’ un numero che identifica la mente umana collegata a quella divina.
Il 515 è un numero palindromo o vertibile – uguale da sinistra a destra e viceversa – e se lo analizziamo per singoli numeri, detti subvibrazioni della somma totale o essenza spirituale 11, osserviamo il 5, il n.1 e ancora il 5. Il numero 5 è collegato all’elemento vivente in natura, all’uomo naturale e ai 5 sensi con i quali sperimenta la vita: sia nel bene, se usa la moderazione, che nel male se invece usa l’intemperanza. I penitenti del purgatorio di Dante, seppure pentiti, sono lì ad espiare a causa dei 7 peccati capitali che sono collegati, per molti versi, ai 5 sensi. Come il peccato di gola o l’ingordigia dovuta al senso del gusto, o la lussuria per il piacere esagerato dei sensi, o l’invidia e la superbia collegate, anche ma non solo, al senso della vista (guardare qualcuno con invidia o dall’alto in basso). Il 5 può essere visto come l’uomo che ricerca la libertà dalla schiavitù dei sensi per volgere verso il bene divino rappresentato dal numero 1 centrale nel 515. Il 5 è il primo numero dopo l’ordine materiale rappresentato dal numero 4 e indica la quintessenza o l’autorità spirituale. Forse Dante con le parole-numeri messe in bocca a Beatrice nel canto XXXIII del purgatorio: “...un cinquecento diece e cinque, messo di Dio... “ voleva indicare nell’essenza o somma di 515 = 11 il numero più spirituale, il massimo messaggero del Signore ovvero Gesù e si riferisse quindi alla giustizia divina.



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05/09/2019

Dante Alighieri e il numero 7:

la ricerca dell’Anima del mondo.


Dante Alighieri è considerato il padre della lingua italiana e autore di uno dei più grandi capolavori letterari nel mondo: la Divina Commedia. Tali lodevoli titoli rimandano al numero degli studiosi per eccellenza, il numero 7. Questo è il numero-simbolo che rappresenta i filosofi-pensatori, quelle persone che vanno oltre l’immagine e la materia per scoprire l’anima delle persone e del mondo che li circonda. I 7 si pongono la domanda “cosa c’è oltre ciò che vedo e che tocco?” Sono disposti a stare ore e ore da soli per rispondere a quesiti difficili, vogliono andare a fondo e non lasciare niente d’intentato per arrivare alla scoperta della verità. I 7 mirano alla conoscenza, all’eccellenza, alla qualità in tutte le cose che fanno e, sono felici di sottoporsi a dura disciplina pur di arrivarci. La Divina Commedia non poteva essere scritta in modo così curato, profondo e seguendo un ordine numerico, se non da un 7. Al battesimo infatti i nomi completi di Dante corrispondevano a questo numero. Ricordatevi, se siete nel dubbio, fra il numero risultante dai nomi al battesimo e quello dei nomi all’anagrafe, di dare la preferenza al primo. Poichè il battesimo, di solito, contiene tutti i nomi che, anche se non sono utilizzati durante la vita, indicano comunque tutte le potenzialità individuali. Usando l’alfabeto latino e il rispettivo valore numerico ecco il calcolo.

DURANTE D I A L I G H I E R O D E G L I A L I G H I E R I

4 3 9 1 5 2 5 4 9 1 3 9 7 8 9 5 9 6 4 5 7 3 9 1 3 9 7 8 9 5 9 9

29=11= 2 13=4 57=12=3 28=10=1 60=6

Sommiamo solo i numeri unici dei nomi da 1 a 9 : 2+4+3+1+6 = 16 e 1+6 = 7.

Il nome completo Durante indica il numero 2, il numero della pazienza femminile materna. Pazienza che Dante ha dimostrato nei 15 anni impiegati a scrivere la “Commedia”. Il numero del nome si riferisce alla persona, mentre il numero del cognome o cognomi indica l’eredità caratteriale ricevuta dalla famiglia. Il 7 è il numero degli studiosi e di coloro che osservano ed analizzano i minimi particolari della vita e delle persone al microscopio della loro mente. Questo numero è un’enegia del piano spirituale-intuitivo che fa tendere la persona 7 al silenzio o a parlare di argomenti culturali-spirituali. Anche quando un “7” non può studiare, per circostanze avverse della vita, tende sempre a diventare un esperto nel proprio ambito di attività. Dante Alighieri, fortunatamente, appartenendo ad un’agiata famiglia fiorentina borghese del XIII secolo, ricevette una buona istruzione. Il latino era la lingua fondamentale per apprendere lo studio, che si basava sulle materie del quadrivium - teologia, fisica, astronomia, filosofia - e del trivium - dialettica, grammatica, retorica. Molto importanti erano inoltre le letture di Cicerone e Virgilio. Soprattutto quest’ultimo fu influente nella cultura di Dante che lo pose più tardi, a guida del suo viaggio nell’inferno della Divina Commedia.
Ebbe una certa influenza, sulla formazione di Dante, anche Ser Brunetto Latini che fu il suo istruttore intorno al 1280, quando il poeta aveva circa 15 anni. Il Latini era un notaio, scrittore e oratore partecipe della vita pubblica di Firenze. Dopo un esilio in Francia per motivi politici, rientrato nella città toscana, fu nominato nel 1273 Segretario del Consiglio della Repubblica. Come il suo precettore, anche Dante più tardi avrebbe avuto interessi politici e l’esilio. Il Poeta però non rivide più la città natale. Il distacco da persone e luoghi è un’altra caratteristica del numero-energia 7. Dante perse la madre mentre era bambino; nel 1291 morì anche Beatrice, il suo grande amore platonico e, in seguito ebbe il distacco dalla città di origine, Firenze, con la condanna all’esilio. E’ interessante notare come la data della prima sentenza contro Dante corrispondesse proprio ad una data 7 nella somma e quindi nell’essenza spirituale: 27-1-1302 (2+7+1+1+3+0+2= 16 e 1+6= 7).
Anche l’esilio di Napoleone, secoli dopo, sarebbe stato contraddistinto da una data 7. Napoleone il 22-6-1815 (somma 25=7) dovette abdicare, dopo la sconfitta di Waterloo, a favore del figlio Napoleone II. Questa data preannunciava il distacco, dalla vita che l’imperatore francese aveva condotto fino a quel momento e l’isolamento nell’isola di Sant’Elena.
La seconda sentenza che condannò Dante all’esilio perpetuo avvenne: sabato 10-3-1302 (10=1) che nella somma di tutti i numeri era un “1”. Il numero 1 rappresenta l’inizio di situazioni, attività, progetti di lunga durata. Come fu per Dante che non poté ritornare a Firenze pena la morte. Ecco la sentenza di condanna: “Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo in contumacia, e se lo si prende, al rogo, così che muoia”.

Tutte accuse infondate e mosse dagli avversari politici, i guelfi neri, che odiavano a morte Dante. Il sommo poeta grazie alla sua cultura, era iscritto all’Arte dei Medici e Speziali e poteva quindi ricoprire incarichi pubblici. Fino a quell’ingiusta condanna, infatti, faceva parte del Consiglio dei Cento ed era sostenitore dei guelfi bianchi. Nell’anno 1300 era uno dei 7 Priori. Dante difendeva la libertà della sua città da qualsiasi ingerenza, sia da parte di sovrani stranieri e sia dal Papa. I guelfi bianchi erano capeggiati dalla famiglia Cerchi e rappresentavano gli aristocratici più aperti agli interessi popolari, mentre i guelfi neri, capeggiati dalla famiglia Donati, erano i più ricchi di Firenze e sostenevano l’espansione del potere del Papa sulla città, proprio a causa degli interessi economici che avevano in comune. Proprio un inganno da parte di quest’ultimo, all’epoca Bonifacio VIII, che era succeduto a Celestino V dopo la sua rinuncia, permise ai guelfi neri di prendere il potere a Firenze. Il Papa per espandere la sua egemonia, chiese aiuto al re di Francia Filippo il Bello che inviò, a Firenze, il fratello Carlo di Valois con il suo esercito, con l’apparente motivazione di mediatore di pace fra le opposte fazioni. Ma la realtà era un’altra. Ai primi disordini, Carlo di Valois rovesciò il governo dei guelfi bianchi e li mandò in esilio, favorendo così i guelfi neri. Tutto questo, proprio mentre Dante era in missione diplomatica a Roma, per dissuadere il Papa dalle sue mire espansionistiche su Firenze. Il Poeta fu dunque raggiunto dalla notizia dell’esilio mentre era lontano dalla sua città, non potendo quindi neanche salutarla un’ultima volta. Un grande doloroso distacco.

Dante ebbe diverse prove di vita: i lutti, le false accuse, l’esilio, le difficoltà economiche dovute alla confisca dei beni, la condanna a morte e quindi una vita in fuga. Con la sua grande opera “la Divina Commedia” fece da giustiziere ai torti subiti e ai mali del mondo. Diede differenti castighi nelle pene del girone dell’inferno. Non c’è da stupirsi, se considerasse i peccatori peggiori i fraudolenti e i traditori, a causa dell’inganno che aveva subito e alla conseguente condanna all’esilio perpetuo da Firenze. Dante era uno studioso dell’interpretazione dei Numeri e seguì tutto un ordine numerico per realizzare la sua opera. E’ da rimarcare come la giustizia la rimandasse all’oltretomba proprio come Pitagora, il padre della Numerologia, insegnava ai suoi allievi. Il filosofo greco affermava, infatti, l’immortalità dell’anima e che la vita terrena non è che un episodio nella storia della nostra evoluzione spirituale: “Colui che è buono in vita non soffrirà alcun male dopo la morte; mentre i colpevoli saranno castigati in punto di morte e dalle sanzioni d’oltretomba riparando così il male fatto, altrimenti tutto l’equilibrio materiale dell’universo non corrisponderebbe ad un equilibrio morale e l’intera opera divina risulterebbe compromessa e falsata. L’armonia delle sfere è dunque solo in apparenza turbata dai misfatti degli uomini , perchè in realtà gli eventi dell’oltretomba ne ristabiliscono sempre l’eccellenza”.



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12/08/2019

L’arte della provocazione della vita: scoprire la Tua Identità

Conoscere e realizzare la propria identità è l’arte della provocazione della vita. Questa ci esorta a evolvere la nostra anima provocando il desiderio di sperimentare, di imparare, di creare per crescere. Vivere l’arte della provocazione significa accogliere le sfide che l’esistenza comporta, mettersi alla prova e immaginare che le porte da varcare siano già aperte per noi. Fra i personaggi che hanno vissuto quest’arte da coraggiosi si potrebbero citare Gandhi, Giorgio Perlasca, Madre Teresa di Calcutta. Chi vive l’arte della provocazione, va contro corrente, infrange le regole ingiuste, a costo di rischiare la sua vita per salvare quella degli altri, segue solo il suo cuore. Gandhi ha disubbidito alle regole inique del dominio coloniale britannico, fino a essere incarcerato ingiustamente diverse volte nel corso della vita. In un’occasione si fece sbattere giù da un treno pur di non passare dalla prima classe, della quale aveva regolare biglietto, alla terza classe riservata agli indiani. Questa è una vera arte della provocazione, resistere al male con la forza del bene. La sua lotta di resistenza nonviolenta, di disubbiedienza civile, a capo del popolo indiano, contro le discriminazioni razziali, ha provocato la caduta del colonialismo. La Gran Bretagna nel 1947 ha dovuto cedere l’indipendenza all’India.                                                                           L’arte della provocazione è quella che causa conseguenze positive da situazioni disperate, come quelle di miseria e sofferenza estreme che ha affrontato Madre Teresa di Calcutta, quando nel 1946 decise di dedicarsi ai più poveri tra i poveri a Calcutta. E che dire di Giorgio Perlasca italiano, che si spacciò console spagnolo a Budapest durante la seconda guerra mondiale, per salvare tutti gli ebrei che gli era possibile dalla deportazione nazista. Preparava falsi salvacondotti, non dormendo neanche di notte. Ma di questi artisti della provocazione che causa il bene, potremmo nominarne molti altri Martin Luther King; Nelson Mandela; Aung San Suu Kyi: politica birmana che dedica la sua vita a difesa dei diritti umani di libertà del suo paese oppresso da una dura dittatura militare.

Oltre all’arte della provocazione di questi impavidi personaggi per una nobile causa umanitaria, c’è la provocazione personale di scoprire chi siamo veramente. Secondo gli antichi greci conoscere se stessi è la cosa più difficile, come diceva Pitagora (VI sec a.C.). Ma se desideriamo realmente vivere una vita piena e di successo, dobbiamo accettare la sfida di ricercare la nostra Identità. Avere successo non significa diventare famosi e avere tanto denaro e onori, ma realizzare il compito per il quale siamo nati. E qui arriva l’apparente casualità di una serie di numeri, quelli identificativi dei nostri dati anagrafici, a svelarci la chiave del nostro essere e divenire.

Dal momento che la Numerologia Pitagorica è entrata nella mia vita, ha rappresentato per me una continua provocazione a conoscermi meglio e a conoscere di più il mio prossimo. I numeri del codice di nascita personale rivelano l’identità nel nome e cognome, e il cammino di vita dell’individuo nella data di nascita. Veniamo al mondo contraddistinti da numeri: quello del giorno, del mese e dell’anno di nascita; che non sono lì a caso, ma determinano l’esatto momento della nascita nel nostro ciclo temporale. Stabiliscono l’inizio e i successivi cicli novennali dell’esistenza. Ognuno di questi numeri è un simbolo dotato di significati da interpretare che ci fanno scoprire attitudini, potenzialità e punti deboli da conoscere per migliorarci. Il numero stesso contiene in sè l’arte della provocazione, perchè la sua comprensione non è destinata a coloro che sanno guardare solo in superficie, e materialisticamente vedono solo una cifra da calcolare. Ma al contrario il numero illumina di sapienza con le sue verità spirituali, coloro che per interiore affinità ne colgono tutto il valore di guida morale e di vita per se stessi e per gli altri. I numeri indicano un percorso di conoscenza con caratteristiche, compiti e tempi di realizzazioni personali. A ogni lettera del nome e cognome corrisponde un valore numerico, questi numeri sommati a un risultato unico da 1 a 9 rappresentano l’essenza spirituale individuale. Il nome/i e cognome determina l’identità personale, contraddistingue e differenzia da tutti. E’ talmente potente, che è sufficiente nominare una persona di un luogo o di un tempo lontano, per sapere esattamente a chi ci riferiamo. Ad esempio Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte, Barack Obama. Il nome vivifica e rende presenti. Per questo motivo il nome delle persone care è per noi speciale.   Ogni parola è suono, vibrazione, energia...numerologica. Tutto è collegato ai numeri che sono alla base dell’Universo (verso l’Uno dal quale discendiamo e al quale tendiamo). Pitagora vide nel numero l’ordine e la bellezza della creazione divina nel cosmo, nella disposizione delle stelle, nella formazione del corpo umano. Il numero dona ordine e ritmo, qualifica e quantifica, altrimenti tutto sarebbe caotico e impersonale. Se pensiamo a una via, è il numero civico che ci fa arrivare alla casa giusta; se vogliamo telefonare a qualcuno è proprio quel numero telefonico che ci mette in collegamento con chi desideriamo. Se vogliamo dare i riferimenti dei documenti personali, abbiamo i numeri sia nei dati anagrafici che sul numero della carta d’identità, della patente, del passaporto ecc. Sono sempre i numeri il punto di riferimento che semplifica la nostra vita.  Questa relazione con i numeri è ancora più profonda scoprendone il simbolismo alla base della nostra identità. Nascere il giorno 1 per esempio: è il “Pioniere” dotato di iniziativa e autonomia; il 2 è il “Diplomatico” che cura e trasmette ciò che ha iniziato l’1; il 3 è “L’Artista” che comunica e espande; il 4 è lo “Scientifico” che costruisce e realizza; il 5 è il “Viaggiatore” che cambia e evolve; il 6 è il “Professore” che guida e progredisce; il 7 è il “Filosofo” che scopre e approfondisce; l’8 è il “Bancario” che organizza e produce; il 9 è il “Missionario” che compie e conclude.  In base ai nostri numeri di nascita è possibile scoprire i tempi di azione e realizzazione personale. Siamo persone veloci o lente a pensare, parlare, agire? Abbiamo mille dubbi prima di prendere una decisione, tipico del 4, o siamo immediati come frecce tese all’obiettivo come l’1? Abbiamo un compito verso il sociale come il 6 o per la ricerca solitaria del 7? I numeri sono simboli e come tali sono accumulatori e potenziatori delle energie spirituali. Studiare i loro significati illumina verso l’autoconsapevolezza, provoca a migliorare la propria natura, potenziando i pregi e correggendo i punti deboli caratteriali. L’uomo più potente al mondo è infatti colui che domina se stesso, che quindi non esplode in scoppi d’ira, di aggressività, di violenza. E’colui che sa temperare la parola, e i propri sensi inferiori come la gola, il sesso, l’avidità di possesso. Conoscere in profondità chi siamo è una provocazione infinita, come siamo infiniti noi che siamo numeri potenziali, e contenitori di tempo nella nostra età: dal momento che nasciamo al momento della dipartita. Scoprire chi siamo e dove andiamo è la più grande arte della provocazione lungo l’esistenza. Questa consapevolezza ci guida verso la comprensione e l’amore per noi stessi e per il prossimo. Ci fa cogliere il momento opportuno, scoprendo le date favorevoli ogni mese per le nostre iniziative, i periodi forti ogni anno, per le svolte importanti di vita. Perchè nei numeri di nascita è celato il “chi siamo”, il “come realizzarlo” e il “quando compierlo”.

Utilizzando l’alfabeto latino a ogni lettera corrisponde numero come segue:

A J S = 1 B K T = 2 C L U = 3 D M V = 4 E N W = 5 F O X = 6 G P Y = 7             H Q Z = 8 I R = 9

Analizziamo il nome dell’argomento:

L’ A R T E   D E L L A   P R O V O C A Z I O N E

3   1 9 2 5   4 5 3 3 1   7 9 6 4 6 3 1 8 9 6 5 5

    20/2                   16/7                       69/15/6                           2+7+6 = 15 1+5 = 6

Dalla somma di tutti i numeri ridotti a numero unico da 1 a 9, risulta il 6 che corrisponde all’archetipo del Professore che guida e progredisce. Da questo si evince che accogliere l’arte della provocazione, di conoscere e migliorare noi stessi è una  guida per la vita felice. In questo i Numeri di nascita sono Maestri.

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29/05/2019

Insegnamenti Pitagorici

Gli insegnamenti Pitagorici rassicurano ed illuminano, spiegano e consolano. Sapendo che l’esistenza terrena non è che un episodio nella storia della nostra evoluzione spirituale, si riacquista forza e fiducia nella vita.

Il valore di una statua è nella sua forma, il valore dell’uomo è nei suoi atti.

Non perdere mai occasione di fare del bene. Abbi iniziativa personale ed abbi cura di approfittare del momento favorevole.

Colui che è buono in vita non soffrirà alcun male dopo la morte. E’ impossibile sfuggire alla condizione del mutare così come al fatto di nascere: ma colui che possiede l’intelletto può sfuggire al male.

Sappi tacere. I denti sono guardiani della parola. Non parlare con troppa facilità. Non criticare gli altri. Non ferire il prossimo. Rimani dignitosamente imparziale e potentemente silenzioso – anche di fronte alle provocazioni – questa è la forza.

Quando devi parlare, evita ogni tua asprezza nelle tue parole, non vedere il male in tutto, ma cerca di vedere quel che c’è di buono negli uomini. Non essere né pessimista né deprimente. Solleva al contrario gli altri col tuo gioioso ottimismo.

Onora i genitori, e chi a te per sangue è più vicino.

Fuggi l’ozio, padre di tutte le debolezze e degli insuccessi che esse provocano.

Non ti perdere nel ricordo del passato.

Non dormire in pieno giorno. Sii divorato dallo zelo, attivo e intraprendente, il lavoro ti chiama; d’altra parte, sappi agire al momento buono, finché c’è tempo.

Mettiti all’opera senza indugio.

Non intraprendere due cose allo stesso tempo, perché ciò significa non concluderne nessuna.

Non cambiare costantemente progetti; termina ciò che hai iniziato e non cedere alla fatica, allo scoraggiamento o alla critica.

Non conviene trascurare la salute del corpo. Nelle bevande, nel cibo, negli esercizi ginnici serba misura. Domina pure sonno, sesso e collera.

Fuggi irascibilità e concupiscenza: i due mali peggiori.

Scorgi quel che davvero ti è necessario – e felice sarà la tua vita.

Non portare un anello stretto – Cerca di rimanere indipendente per tutta la tua esistenza, non ti precipitare nella schiavitù come fanno tanti sconsiderati.


Non ti rodere il cuore – Sii al di sopra delle vicissitudini umane. Se la vita impone delle delusioni e delle prove, accettale col cuore inalterato. Evita dunque in ogni circostanza l’apatia e non lasciarti mai abbattere dalle avversità; non capitolare di fronte al dolore ma dominalo. Non ti lamentare che il lamento è affare dei deboli. Sappi cacciare dallo spirito ogni pensiero struggente: quale che sia il male di cui devi sopportare i colpi, considera che vi sono persone ancor più disgraziate di te; che questo sia sufficiente a darti coraggio e a rendere fermo il tuo cuore.

Malattie, povertà, perdita dei nostri cari, disonore pubblico sono prove della vita per evolvere l’anima; ma i veri mali sono i nostri peccati come l’ingiustizia, l’intemperanza e tutto quello che non è in armonia col bene.

Non cedere mai al risentimento, dimentichiamo le ingiurie, perdoniamo i nostri nemici. E molte cose ci verranno perdonate. Nulla di durevole si può costruire senza amore.

Con le opere e la parola esercita la giustizia. Prendi consiglio prima di agire a che non ne seguano effetti funesti.

Delle ricchezze e degli onori, accetta ora il venire, ora il dipartirsi.

In questo mondo l’amicizia consola, vivifica, trasfigura. Il porto è il rifugio della nave; il porto di rifugio della vita è l’amicizia.

Buono o cattivo può essere il parlare degli uomini; che esso non ti turbi, non permettere che ti distolga dal bene.

Non Ti confidare con degli sconosciuti o con degli indifferenti. Molti mali derivano da frasi indiscrete percepite da orecchie perverse.

Risparmia le tue forze ed evita di esaurirle troppo in fretta. Sappi non abusare dei tuoi doni nel timore di doverti un giorno far rimpiazzare prima della vittoria finale. Non essere temerario e non sfidare la sorte; non fare nulla alla leggera, ma valuta invece in anticipo le conseguenze dei tuoi atti.

Dalla dolcezza del sonno sorgendo fissa con cura tutto ciò che nella giornata farai,
e [a sera] i tuoi occhi, ancorché stanchi, non accolgano il sonno senza esserti prima chiesto quel che facesti:
 Dove son stato? Che cosa ho fatto? Che cosa ho omesso di quel che avrei dovuto fare?
Cominciando dalla prima azione fino all’ ultima, e di nuovo tornandovi.
Se hai compiuto cose, spregevoli, punisciti; se hai rettamente agito rallegrati.

Queste cose sforzati di fare, a queste cose applicati, con fervore.
Ed esse ti metteranno sulla via della virtù divina.

I  N U M E R I  D E L  C U O R E

Noi siamo Numeri potenziali poiché discendiamo dall’ Unità divina, che in quanto Unità è numero. Pitagora nel VI secolo a.C. constatò che la Natura apparentemente varia e confusa, è in realtà ben regolata e ordinata secondo caratteristiche proprie del numero, come la divisibilità e la proporzione.     Il sapiente matematico e filosofo arrivò a queste conclusioni scoprendo che la Musica è fatta di rapporti numerici che costituiscono gli intervalli di ottava,di quinta,di quarta. Dalla Musica, alla Natura all’ essere Umano che ne è parte, tutto è collegato al numero. Sono i numeri infatti che regolano per esempio i cicli biologici, che quantificano il tempo, che differenziano e qualificano ogni cosa.                         
L’ Universo quindi è razionale ed è organizzato secondo la legge del numero. La scienza stessa continua ad evolversi sulla base dei principi pitagorici, e cioè che si possa giungere alla verità attraverso i numeri. Come esiste il codice genetico umano o Dna basato sulla sequenza dei 64 codoni, così esiste un codice di nascita personale. Entrambi contengono messaggi da interpretare, il primo quello delle informazioni genetiche, e il secondo riguarda la propria identità. Questa è contraddistinta dal nome e cognome e data di nascita, che sono tutti numeri, poiché a ogni lettera corrisponde un valore numerico. Questa interpretazione chiamata Numerologia o scienza-linguaggio dei numeri è la chiave che apre la porta a una vasta conoscenza segreta, la più difficile da scoprire, quella interiore di ogni individuo.

Il nome e cognome indica il nostro modo di essere, le potenzialità naturali, una relazione di energie differenti da conoscere e comprendere per evolversi.
Tra tutti i nostri numeri c’è un numero profondo e segreto che identifica l’essenza, l’interiorità della persona, il Numero del Cuore.

È grazie a questo numero che possiamo sapere se stiamo realmente seguendo la nostra natura. Questa è infatti l’energia numerologica più intima, collegata alle motivazioni e desideri più veri, al di là di apparenti e talvolta contrastanti personalità o atteggiamenti di posa.                                                                             Il Numero del Cuore è quello che se uguale, ci fa essere sulla stessa lunghezza d’onda di una persona appena incontrata, e che sembra invece di conoscere da sempre. Lo stesso numero del cuore ci unisce in un’ amicizia, in un sentimento d’amore, in un’intesa lavorativa, comunque in un’ affinità elettiva che fa comprendere e stimare reciprocamente.     

Questo numero è talmente sacro e potente che in alcune culture che studiano Numerologia non è mai stato scritto.                    
Conoscere il proprio Numero del Cuore permette di esprimersi pienamente e realizzare la propria felicità.   
Conoscere il Numero del Cuore delle Persone che ci stanno a Cuore ( familiari, partner, figli..) significa comprendere la loro essenza, e amplificare la propria felicità facendo realizzare la loro.


Numeri e affinità interpersonali

Tratto dal libro: “Cuore Numerante – Innamorati dei Numeri di Nascita”
Copertina Libro Cuore Numerante - Amazon -pjpg

Un’illuminante informazione dei numeri di nascita è quella che si riferisce ai punti di contatto con un’altra persona. Questa indicazione permette di scoprire l’affinità tra familiari, partner, amici, colleghi, datori di lavoro o dipendenti, e con il prossimo in genere. Più numeri uguali avete con l’altra persona, più punti in comune condividete: sensibilità, sentimenti, interessi, passioni, modi di pensare e agire, priorità, aspirazioni. Un punto di contatto importante è il dialogo, la comunicazione. Come scriveva Giacomo Casanova nelle sue memorie: “il dialogo corrisponde ai 2 terzi di un buon rapporto d’amore, il 3° terzo è dato dall’intesa fisica”. Questa affermazione è ancora più significativa, considerando che a ribadire l’importanza del dialogo in una relazione, sia stato un grande conquistatore di donne.                     La comunicazione fa capire la reciproca intesa, rende possibile lo scambio di idee e il loro confronto. Quando è armoniosa dona energia e entusiasmo.
È talmente fondamentale che quando andiamo all’estero e non parliamo la lingua del posto, appena incontriamo una persona che conosce anche solo un pò la nostra, la sentiamo vicina e la prendiamo in simpatia. Scatta il senso di condivisione, quel collegamento speciale che dona il poter comprendersi. La comunicazione ci rende partecipi, non ci fa sentire esclusi dall’ambiente sociale in cui ci troviamo.
Se è così importante capire cosa dice un’altra persona, immaginiamo quanto lo sia comprendere cosa sente e desidera. Questa comprensione dona nuove possibilità di dialogo, chiarisce i malintesi, pone in relazione. Parlare e ascoltare nel rispetto reciproco, anche di idee diverse, crea ponti di intesa e ammirazione.
Quali sono i punti di contatto per l’affinità?    
Avere lo stesso numero di uno dei 2 numeri base, cioè di nome e cognome o data di nascita, in comune col partner, con un familiare, con un amico o con un’altra persona, fa sentire in sintonia e affinità. Quindi avere uguale numero risultante da tutti valori numerici dei nomi e cognomi, che è il numero dell’identità, o uguale numero dalla somma della data di nascita, che è il cammino di vita, è un rilevante punto di contatto.
- Nel primo caso se riscontrate che il numero risultante dai rispettivi nomi e cognomi è uguale, andate in profondità e scoprite il numero dell’interiorità della persona che vi interessa. Questo numero si ottiene sommando i numeri collegati alle sole vocali. Una volta ottenuto, paragonatelo col vostro numero dell’interiorità. Se è uguale avete gli stessi desideri del cuore alla base della vostra identità. Se è diverso dovrete vedere se il suo numero dell’interiorità ha contatto col vostro, andando alla pagina del cuore pag. 31.
- Nel secondo caso cioè lo stesso numero risultante dalle date di nascita, significa avere obiettivi e tempi in comune per realizzarli lungo il vostro cammino.
- E’ un punto d’intesa, anche avere il numero dell’identità uguale al numero del cammino di vita dell’altro, o viceversa.
- Lo stesso giorno di nascita, anche di mesi diversi rivela le vostre prime palesi peculiarità caratteriali, ed è un altro punto di contatto.
- Avere uguale il numero della somma della data di nascita col numero dell’interiorità-vocali dell’altro.
- Il numero dell’interiorità-vocali corrisponde al numero dell’altra personalità-consonanti.
- Avere il medesimo numero nelle rispettive personalità-consonanti.
- Il numero della personalità è uguale al numero del nome e cognome dell’altro.
- I vostri nomi e cognomi (ricordatevi di considerare sempre tutti i nomi anche quelli di battesimo) hanno lo stesso numero di lettere. Questo numero rivela l’ impulso abituale di fronte a una situazione, che nel vostro caso quindi sarebbe simile.
Osservando e paragonando i numeri del codice di nascita, ne dedurrete i punti di contatto. Più numeri condividete e più siete in sintonia. Questa pratica vi sarà particolarmente utile per migliorare le vostre relazioni, perchè consapevoli di ciò che vi accomuna. Svilupperete il vostro colpo d’occhio e in caso di mancanza di numeri in comune, avrete la risposta agli eventuali rapporti conflittuali, che potrete evolvere andando nella direzione delle caratteristiche mancanti. O in caso d’incompatibilità numerologica eviterete inutili sprechi di tempo, energie e soprattutto dispiaceri.
Meglio lontani in pace che vicini in guerra.


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